Sempre più frequentemente il panorama attuale è invaso da ciò che, ormai, nel linguaggio comune viene definita come “ cannabis light ”. La vecchia e obsoleta marijuana ha ceduto il posto alla “nuova” e più sofisticata cannabis sativa, generalmente definita “light”.
Occorre, però, per comprendere pienamente la rivoluzione della “Maria”, distinguere e spiegare la differenza fra le due.
Il termine marijuana si è diffuso negli Stati Uniti d’America negli anni 30 quando ebbe inizio il proibizionismo della Cannabis. A quel tempo le specie con un ridotto contenuto di THC vennero definite comunemente “cannabis”, viceversa quelle con un contenuto maggiore vennero appellate, dai coltivatori messicani, come “marijuana”. Attualmente questa ”distinzione per caratteristiche“ è vigente e di uso comune nella società odierna. In Italia, grazie alla legge 242/2016, la canapa non solo può essere coltivata (rispettando gli standard stabiliti dalla stessa che fissano il limite massimo di THC dallo 0,2% allo 0,6%) ma venduta e acquistata per uso collezionistico dagli appassionati di “green flowers”.
Ma qual è la differenza tra la tradizionale marijuana e la cannabis light?
Innanzitutto, a differenza della marijuana, la cannabis light contiene una bassissima percentuale di THC o tetraidrocannabinolo, cioè l’ingrediente psicoattivo della marijuana, principale responsabile delle alterazioni mentali. Viceversa è ricca di CBD o cannabidiolo, l’elemento calmante della canapa che ha degli effetti benefici per il nostro organismo. Infatti, a differenza del THC, che si lega al recettore neuronale CB1, il CBD si lega soprattutto con il recettore CB2. I recettori CB1 sono distribuiti nel cervello e nel sistema nervoso, mentre i recettori CB2 sono localizzati in tutte le parti del corpo, ma soprattutto nel sistema immunitario: un’area di grande interesse per la ricerca scientifica. A differenza del THC, il CBD non altera la psiche. Proprio per questo, ad esempio, moltissime persone ne fanno uso e recentemente a Rimini un’azienda ha messo a disposizione dei suoi lavoratori biscotti, tisane e aromi per l’ambiente al cannabidiolo, apprezzati non per lo “sballo”, ma per accompagnare un momento di relax durante le ore lavorative. Molti utenti associano la cannabis light a una piacevole sensazione di calma e di benessere quotidiano. Resta inteso che il CBD è un prodotto del benessere e non un medicinale.

Al di là di questi interessanti motivi, un’altra differenza che induce i consumatori ad acquistare infiorescenze di canapa con un alto contenuto di CBD è quella che è, comodamente, acquistabile in un negozio “alla luce del sole”. Nonostante le, ancora, forti resistenze , sempre più soggetti visitano i “luoghi della cannabis light”, curati nel design e molto cool, acquistando senza alcun timore o perplessità. E per chi sente ancora un forte imbarazzo nel comparla in un negozio l’acquisto di questi “fiori” può avvenire attraverso i vari siti internet esistenti che sono forniti di un’ampia gamma di ”aromi floreali“.
Infine, secondo alcune statistiche, molti fumatori di marijuana sono passati al consumo della cannabis light, ottenendo benefici dalla stessa e sostenendo che ”il profumo rievoca la nostra cara e stupefacente marija” anche se gli effetti sono totalmente diversi, se non migliori.
Quindi che dire? Ci auguriamo che la cannabis light possa sostituire e favorire la scomparsa di un mercato nero e illecito e promuovere, invece, lo sviluppo della canapa a scopo ricreativo.